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Non è semplicemente il trionfalismo di un’organizzazione, ma domenica per le strade di Berlino tutte quelle persone c’erano davvero. Su questa giornata bisognerebbe scrivere almeno tre articoli. Il primo può raccontare del viaggio di un gruppo sportivo che parte da Roma e si avventura alla scoperta di una delle maratone più mitiche. Il secondo può essere la cronaca personale della mia corsa. Il terzo può raccogliere una serie d’impressioni.
Tenterò, comunque, di raccontare tutti e tre gli aspetti di quest’esperienza, cercando di sintetizzare il più possibile la miriade di fatti e impressioni avute in questi quattro giorni. Per farlo, seguitemi con pazienza nell’ordine cronologico dei fatti.
1° giorno: sabato, la partenza.
La nostra, non tanto piccola, armata Brancaleone si raduna all’aeroporto di Roma Ciampino. Siamo una trentina tra atleti e accompagnatori. Questa volta, per fortuna, non ci sono i disguidi capitati per Budapest e partiamo tutti e in perfetto orario.
Berlino ci accoglie con una bella giornata di sole. Andiamo di corsa in albergo e subito dopo alla caccia dell’expo per il ritiro dei pettorali. Ci troviamo subito alle prese con un’efficiente ma sconosciuta rete metropolitana ma pur sbagliando direzioni e fermate riusciamo a individuare la zona.
Ci intruppiamo con un fiume di gente e raggiungiamo il centro maratona dove, nonostante l’apparente caotica confusione, ritiriamo velocemente pettorale e chip.
Prima scoperta: nel pacco gara non c’è la maglietta ufficiale, mah! Chissà quante proteste e quanti commenti se capitasse a una gara in Italia. Mi rifiuto di pagare l’iniquo balzello e guadagno la sala del pasta party dove conquisto un abbondante piatto di penne condito da un sugo dai mille e improbabili sapori, ma ottimo vista l’ora e la fame... naturalmente accompagnato dalla prima delle tante birre teutoniche.
Rientriamo in albergo e ci diamo appuntamento per la cena. Il ristorante, scoperto da qualcuno del gruppo, è lì vicino ed è gestito da un espansivo salernitano che ci tratta furbescamente tanto bene che ci ritorneremo la sera prima del ritorno a casa.
2° giorno: domenica, la maratona.
Aria fresca e bella giornata di sole!
Oggi è più facile trovare la direzione giusta. Basta seguire i gruppi che via via incontriamo sempre più numerosi.
La zona consegna sacche è immensa. Siamo nel parco centrale di Berlino, vicino al Parlamento.
Tutto è dimensionato a misura dell’evento. Rintracciare il proprio punto di riferimento per la consegna della sacca non è molto semplice ma alla fine lo troviamo, completiamo il rito della vestizione e siamo pronti! Un lungo giro, con scarse indicazioni a dire il vero, ci porta in zona partenza.
Con un pochino d’ansia riesco finalmente a trovare la strada per il mio settore.
Settore “H”, quello della truppa dei bisonti, quello dei tempi alti, quello dei corridori al battesimo. Perdo contatto con il resto del mio gruppo, ma a questo punto la cosa non è importante, comincia il momento che ogni volta, ancora dopo ventisei maratone fatte, mi emoziona particolarmente. Oggi, poi, l’emozione è forte e ancora più amplificata dallo stare nel ventre della “balena”. La folla è immensa e, anche alzandosi sulla punta dei piedi, non si riesce a scorgerne né l’inizio né la fine.
Accanto a me, gente di ogni parte del mondo. Il vociare è incomprensibile ma non è necessario capire le parole. Tutti stiamo provando la stessa ansia e la stessa emozione. Non vediamo l’ora di partire, ma allo stesso tempo vorremmo che questo momento, per molti "irripetibile", rimanesse sospeso più a lungo possibile, per tenercelo impresso tra i più bei ricordi. Si sente e si avverte in lontananza il primo sparo. Partiti! E’ la partenza dei big. Per noi ancora l’attesa. Altra partenza! Non tocca ancora a me. Pare ne abbiano organizzato tre: una per i big, l’altra per la fascia intermedia e alla fine, l’ultima, per la folla dei tapascioni.
Finalmente ci mettiamo in moto. Il viale è immenso ma si camminerà per un bel pezzo. Passo la linea di partenza con cinque minuti di ritardo sul reale ma con mezzora di ritardo rispetto ai top che, a quel momento, avranno già superato il 10° chilometro.
La marea umana è felice e sorridente. Poco importa che tra qualche tempo il sorriso dovrà fare posto alle smorfie della fatica e della sofferenza e che ne dovrà passare di tempo prima di poter tornare a sorridere di nuovo e poter dire: ce l’ho fatta!
Poco importa che questa mattina le gambe mi facciano subito male. Ho fatto tutto il possibile: mangiato, riposato giusto, ansioso al punto giusto. Niente, oggi non farò il personale e faticherò più del solito. Pazienza!
Ma, ecco che ora ci accoglie veramente Berlino. Due ali di folla ci abbracciano e ci applaudono. Il pubblico è il vero protagonista della giornata, ma noi siamo i felici attori di questa rappresentazione.
Felici di divertirci e felici divertirlo.
Due muri ininterrotti ci seguono con entusiasmo, ci accompagnano ritmando le musiche dei gruppi disseminati lungo il percorso.
Canta e ritma con le mani la folla, e il canto e il ritmo proseguono per centinaia di metri fino a quando, come in una staffetta, comincia la musica del gruppo successivo.
Non ci sono solo i bambini a chiedere il cinque. Gente di tutte le età porge la mano per un saluto e un contatto più diretto. Dispiace non poterli salutare tutti. Anche se, naturalmente, la mia posizione è parecchio indietro, siamo anche noi folla! Ho un muro di gente davanti e m’impongo un’andatura accorta per evitare problemi. Quando riesco a guardare dietro, è impressionante: una fiumana di gente mi rincorre! Passano i chilometri e la situazione non cambia: è veramente un evento.
Mi diranno poi che qui, forse più che a New York, la gente e più numerosa ed è spalmata su ogni metro, senza un momento d’interruzione.
Che dire dell’assistenza in gara? Rifornimenti, per quasi tutto il percorso, ogni due chilometri e mezzo; numerosi i punti dove i più accaldati possono usufruire di doccia volante e, cosa mai vista, almeno tre punti dove su una serie di lettini si può avere un massaggio volante.
Berlino, per fatti purtroppo tragici, è una città moderna e piena di verde e la bella giornata allevia la fatica dei chilometri che passano lentamente. La porta di Brandeburgo è finalmente il segnale che è veramente finita. Prendo di mira l’arco centrale e inizio a percorrere le ultime centinaia di metri battendo le mani al pubblico che ora è assiepato sulle gradinate e che dopo due ore e mezzo dall’arrivo dei primi, non si è ancora stancato di incitare indistintamente tutti.
Guadagno lentamente la zona di raduno del resto del gruppo e, insieme ci avviamo all’incontro con i compagni e le compagne che ci hanno seguito e sostenuto.
Tutti siamo arrivati e siamo tutti comunque soddisfatti di aver vissuto quest’incredibile giornata che si concluderà, naturalmente, con cena tipica, birra a gogò e, ancora, birra a gogò e karaoke finale in un piccolissimo locale prima di rientrare e chiudere la giornata.
3° e 4° giorno: lunedì/martedì, turismo, memoria e shopping
Le giornate sono dedicate alla visita della città.
Il lunedì due guide, una per la mattina e una per il pomeriggio, ci accompagnano a scoprire due aspetti città: quello legato inevitabilmente ai fatti della guerra e del recente dopoguerra e quello riferito alla parte monumentale e al presente.
Quello che mi è particolarmente rimasto impresso è la difficoltà di un popolo sempre in bilico tra il rimuovere o fare i conti col passato. E quando, inevitabilmente, non è possibile rimuovere, la fatica per trovare il politically correct per ricostruire e ricordare. Dei segni del passato bisogna trovarne le tracce, che sono labili e nascoste. Quello che resta in evidenza sono solo i simulacri dedicati ai turisti distratti e superficiali.
Un esempio per tutti può essere il famoso “bunker”. Non c’è nessuna indicazione, nessuna traccia; solo la spiegazione di chi sa dov’è ti fa capire qual è il posto dove si è compiuto l’epilogo dei fatti più tragici del secolo scorso.
L’imbarazzo e la paura di far diventare il sito, una sede di pellegrinaggio dei nuovi movimenti estremistici che si stanno pericolosamente riformando, hanno fatto sì che il luogo rimanesse invisibile e, grottescamente, sul punto preciso, è stato piazzato un palo con l’indicazione di un parcheggio.
Se alla guerra, aggiungiamo i disastri del dopoguerra e i problemi del dopo riunificazione, possiamo avere, solo in minima parte, il senso delle difficoltà di questa gente. Seguendo questi percorsi, anche il più “distratto”, non ha potuto fare a meno di trovare l’occasione per un attimo di riflessione.
Ma il tempo è implacabile e, dopo il momento serio, si torna alla vita di tutti i giorni e noi riprendiamo a cialtronare tra birrerie, caffè e mega centri commerciali. Allo shopping dedichiamo tutto il tempo del martedì fino all’ora dell’appuntamento con il pullman che ci riporterà all’aeroporto.
Nella serata siamo tutti a casa. Contenti di aver conosciuto quest’altra briciola di mondo.
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