|
Baciata da condizioni meteo improvvisamente buone dopo un esordio – in fase di preparativi di partenza - contrassegnato da pesanti nuvoloni grigi e da qualche goccia di pioggia, è stata decisamente una bella edizione l’Ecomaratona del Ventasso che quest’anno ha spento la sua sesta candelina.
Il primo posto assoluto se lo è aggiudicato Lorenzo Trincheri (US Maurina) in 3h31'38", che è stato seguito a ruota dal forte Fabio Bernardi (Atletica Vittorio Veneto) il quale, malgrado l’infortunio al tendine gli avesse levato il consueto smalto, s’è ben difeso concludendo in 3h36'48" e, con un distacco ben maggiore, da Marco Zarantonello (GP Runners Valbossa) che ha fatto staccare il crono su 3h46'12".
Tra le circa 40 donne partenti, 35 sono quelle che si sono classificate al traguardo finale e qui indiscussa è stata la supremazia di Monica Casiraghi (Fila Equipe) che ha chiuso in 4h09'13" (14^ assoluta), seguita dall’emergente Noemi Gizzi (Placentia Events) con 4h51'42" (48^ in classifica generale) e da Stefania Gusella (individuale) 5h03'05" (72^ in classifica generale), alla quale va un encomio speciale, perché - pur avendo subito una distorsione alla caviglia sinistra negli ultimi chilometri – con grande determinazione ha saputo tenere a bada il dolore per portare a termine la gara.
360 circa erano gli iscritti (un numero-record nell'intero arco di vita della gara di Busana), mentre poco meno di 350 sono stati i partenti, cui si sono aggiunti i numerosi podisti che prendevano parte alla camminata non competitiva.
Dunque, ottimo il bilancio dei classificati: 311 di cui solo pochissimi fuori tempo massimo ai quali (democraticamente e in riconoscimento del compimento – comunque – della loro fatica), è stato attribuito il tempo di chiusura di 8 ore - pari al tempo massimo regolamentare previsto).
Premiati - con premi in natura - i primi cinque di ogni categoria maschile e femminile.
Due insoliti premi (due simpatici quadri) sono stati assegnati anche al più "settentrionale" (un'Irlandese) e al più meridionale tra i partecipanti (Marco Saitta da Palermo, primo arrivato dei numerosi Siciliani presenti, con il tempo di 5h34’02”).
Erano previsti anche dei premi per i primi tre uomini e donne che si sono trovati a passare da Cervarezza al momento del rintocco delle campane (che, forse, sono arrivati troppo presto, sicché questi premi extra se li sono cuccati alcuni della testa della corsa).
Insomma, l'intento degli organizzatori è quello di trovare il modo di premiare un po' tutti, nel rispetto dello spirito trail: è stato anche per questo che essi hanno deciso di rinunciare a premiare - come nelle passate edizioni - i primi dieci uomini e donne.
Sulla tipologia dei premi, tuttavia, qualcuno ha trovato da ridire, come ad esempio il buon Roberto Rondoni che, nel suo articolo (per il resto assolutamente elogiativo), comparso su podisti.net commenta al riguardo: “L’unica nota dolente, ma su questo sarebbe interessante aprire un confronto, sono state le premiazioni, decisamente troppo eco: a questo punto, se siamo veramente mossi da questo spirito trail, togliamo le classifiche e facciamo una non competitiva, giuro che la farei lo stesso, sicuramente curerei un po’ meno la preparazione”. E’ indubbiamente un punto di vista che va rispettato ed accolto, ma è anche nella filosofia dello spirito trail che ci debba essere - sia da parte degli organizzatori, sia da parte degli atleti partecipanti - un atteggiamento un po’ spartano sotto questo riguardo, sia per il fatto che le ecomaratone sono attivamente impegnate in una causa umanitaria (e, quindi, va tenuto presente che una parte di ciò che entra viene incanalato proprio in questa direzione), sia per il fatto che queste gare proprio perchè “ecomaratone” vogliono proporre un modello di sviluppo che non ammette sprechi con la conseguenza che, anche i premi, che pur ci sono, per essere in sintonia con questo modello debbano essere anche loro “sostenibili”. Si tratta fondamentalmente di un bisogno di essere il più possibile aderenti allo spirito trail, ma diventa anche una faccenda di "stile".
Poi, del resto, premio o non premio, ognuno farà quello che crede, anche se lo spirito agonistico (che non dovrebbe mai mancare) dovrebbe spingere comunque tutti gli atleti a dare il meglio di sé.
Diciamo che – sotto questo profilo – l’Ecomaratona funge un po’ da “scuola” ricondizionante, da palestra in cui si rieduca al gusto di partecipare e al piacere di corere di correre – eventualmente – per la “gloria” e per il proprio lustro personale.
Grande - grandissima - come al solito l'ospitalità: una lauta cena per tutti gli iscritti e un vero pranzo (primo, secondo e dolce) per tutti gli atleti in gara alla fine della loro fatica (cena e pranzo erano, del resto, anche disponibili per parenti ed accompagnatori con il pagamento di una modica cifra).
A detta di alcuni il pacco-gara è risultato un po' più sguarnito di prodotti tipici rispetto alle precedenti edizioni ma la deflessione si fa sentire per tutti, purtroppo...
In compenso, come sempre, a tutti i finisher è stata consegnata una medaglia di foggia originale ed un diploma in carta pergamenata con una dicitura spiritosa in italiano aulico-goliardico sul quale tempo di gara e posizione classifica venivano annotati quasi in tempo reale.
I posti di ristoro sparsi lungo il percorso, magnificamente attrezzati, sono risultati “ospitali” anche per i più ritardatari e resi più ricchi – secondo una tradizione che si ripete di anno in anno – dalla presenza di gruppi musicali (tra cui uno – pittoresco - di ispirazione “scozzese” ed altri più nostrani nell’aspetto e nelle scelte musicali) che creavano una gradevole e accattivante atmosfera sonora per podisti che si fermavano a prendere fiato e per il rifornimento idrico ed alimentare.
Di seguito propongo una selezione di foto del mio servizio fotografico SERVIZIO FOTOGRAFICO
|