Castel del Monte (AQ) - 2^ Ultramaratona del Gran Sasso PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Lauria   
lunedì 14 luglio 2008

Il cicalino della sveglia è spietato. Alle quattro comincia insistentemente a ricordarmi che oggi ho un appuntamento con una gara che ha tutte le premesse per mettermi alla prova. Nonostante le mie due partecipazioni al Passatore, so che oggi dovrò affrontare una corsa completamente diversa e veramente impegnativa, ho comunque l’incoscienza di immaginarmi una tabella di marcia per portarmi all’arrivo sotto le sei ore.

Dopo un caffè doppio, esco da casa per raggiungere i miei compagni di squadra: Antonio, che verrà in macchina con me, e Veronica con Giuseppe che ci seguiranno con la loro.

Con Veronica abbiamo fatto insieme la prima metà del Passatore, prima di perderci nella notte. Giuseppe, che in quell’occasione fece da auto d’appoggio, questa volta starà ad aspettarla più comodamente all’arrivo.

Per Castel del Monte, da Roma, ci sono circa 150 km. e, dato che i pettorali sono consegnati anche prima della partenza, ci siamo risparmiati i costi di una trasferta con pernottamento in loco. La strada è ancora deserta, facciamo una breve sosta in un’area di servizio e già prima delle sette siamo sul posto.

Visto anche il numero degli iscritti, poco più di un centinaio, le operazioni sono rapidissime e, dato che la partenza è per le 8 ci avviamo subito alla preparazione.

La giornata, come da previsioni e contrariamente al resto d’Italia, si annuncia veramente calda: cappellino, crema solare e abbondante dose di vasellina nei punti strategici ed eccomi pronto ad affrontare l’Ultra!

Le altimetrie non rendono mai le difficoltà e le durezze dei percorsi; ma ecco che, dopo una brevissima discesa iniziale, già subito le prime salite e i primi tornanti, mi confermano che la giornata sarà di quelle assai impegnative. Tutto il percorso è un continuo susseguirsi di salite e discese, con prevalenza di salite fino a metà gara e poi prevalenza di discese nella seconda.

L’unica strategia che mi sono prefissato è quella di partire piano e in fondo al gruppo, con la speranza poi, eventualmente, di recuperare qualche posizione. Dopo un breve tratto fatto in compagnia del gruppetto di retroguardia anche questo si sfalda: ognuno necessariamente per proprio conto a centellinare le forze. Intorno a me il paesaggio è sempre più rarefatto. Dopo i lunghi tratti in salita, le poche discese portano sull’altopiano, dove lo sguardo spazia lontano, tra le montagne aride e brulle che amplificano in senso della distanza e della solitudine. C’è una bellezza particolare in questa situazione: non ci sono avversari, si è completamente soli e l’unico obiettivo è riuscire a superare il proprio limite, senza dover dimostrare niente a nessuno, se non a se stessi.

Ogni tanto m’incrocia una macchina che rallenta incuriosita, qualche motociclista si ferma e chiede cosa sto facendo e poi si allontana con uno sguardo sorpreso e, spero, meravigliato.

Gruppi di ciclisti, che conoscono bene la fatica, quanto sentono che, sì stiamo facendo una 50 chilometri, m’incoraggiano e mi confermano che pedalare è faticoso ma… così…

Il sole, tranne che per un brevissimo tratto, non dà tregua e non c’è nemmeno un cespuglio abbastanza alto per un attimo di ombra e un momento di conforto.

Per fortuna i ristori sono precisi ogni 5 km e, anche se l’acqua è spesso a temperatura ambiente, è comunque un sollievo potersi bagnare e riempire la bottiglietta che mi sono portato in pratica per tutto il percorso.

Nella seconda parte, la prevalenza delle discese, non ha l’effetto sperato. Le energie cominciano a mancare e come ciliegina sulla torta rimangono da macinare gli ultimi 6 km di tornanti che in salita riportano a Castel del Monte.

Finalmente è finita! L’idea del traguardo riesce a darmi le energie per fare le ultime centinaia di metri quasi di corsa. Un banco con fette di anguria è il più bel ristoro che puoi trovare all’arrivo dopo una giornata del genere.

Finisco tra gli ultimi, sopra quelle 6 ore previste, ma alla fine comunque contento perché queste non sono corse da orologio o da piazzamento.

Rimane la consapevolezza di aver comunque fatto l’impresa.

 
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