Il 18 maggio 2008, Giorgio Garello ha chiuso la Nove colli running in 22h 51' 01", classificandosi secondo.
La Nove colli running è un osso duro: dei tanti quelli che tentano l'impresa, pochi raggiungono il traguardo finale. Questa è stata per lui una grandissima conquista e come tutte le conquiste è stata centellinata, distillata da un lungo percorso d'avvicinamento, fatto di ondulazioni capricciose, mancati appuntamenti, improvvisi allontanamenti del traguardo prefissato, inspiegabili infortuni (che forse erano il segnale psicosomatico che Giorgio inviava a se stesso come a dire "Non sei ancora pronto").
In tutte le cose fortemente desiderate ciò che conta è il percorso che si compie dal momento in cui avviene la prima prefigurazione di un'impresa che si vorrebbe compiere a quando l'impresa è compiuta. Ciò che conta è il "viaggio", dunque: la meta agognata è lì in vista, poi - all'improvviso - si fa evanescente e scompare come una chimera di pulviscolo sottile che perde consistenza, uno scherzo di Morgana. Poi, torna a farsi vedere e ad ammiccare: e, di nuovo, s'attiva il desiderio e, di nuovo, ci adoperiamo per raggiungere ciò che desideriamo. Avere una meta importante davanti a sè è come intraprendere una danza di corteggiamento, fatta di seduzione, di attese, di disperanti voltafaccia e, poi, di piccoli passi in avanti, che avvengono in maniera inattesa.
Bisogna avere tempra e determinazione nel volere raggiungere mete importanti, ma occorre anche portare dentro di sè un pizzico di visionarietà e la capacità di uscire fuori dall'ordinario, ma il risultato desiderato non lo si ottiene soltanto per le alchimie d'una fredda volizione, decisa a tavolino, ma bisogna metterci anche il cuore ed i sentimenti, bisogna tenere nel debito conto i fallimenti sia perchè rappresentano un tesoro prezioso di esperienza, sia perchè essi stessi fanno parte del "viaggio" e dell'avventura. Bisogna abbandonarsi all'esperienza del viaggio, cercando di realizzare una condizione felice della mente in cui - come ha detto un grande conoscitore della psiche umana (W. R. Bion) - occorre in certo senso (e paradossalmente) sospendere memoria e desiderio (entro certi limiti, ovviamente: la metafora è evocativa per rappresentare uno stato "felice"). La lezione è che, se si desidera con "troppa" forza, l'oggetto del desiderare si fa evanescente (il troppo desiderio logora e fa perdere energie, toglie naturalezza ad ogni cosa intrapresa e, ovviamente, anche al gesto atletico), come pure, se ci attiene troppo rigidamente alla propria struttura mentale e ad un proprio Io rigido e poco elastico, si attenua la possibilità di vivere quei momenti felici di abbandono e ricettività che danno fluidità alle nostra azioni (alla nostra progressione), rendendole lieve, quasi senza tempo. Questo vale anche nella pratica sportiva estrema e negli sport di endurance: l'obiettivo finale deve essere guardato in un certo qual modo con la propria vista "periferica" e mai essere posto al centro dell'attenzione, perchè diventa soltanto un ingombro ed un fardello in più.
Come molti sanno , quando si raggiunge uno dei traguardi importanti della vita, all'improvviso ci si può sentire come svuotati e preda e d'una forte angoscia depressiva perchè il giocattolo con cui ci si era trastullato per tanto tempo ci è stato portato via ("Cosa faccio adesso?", è l'interrogativo che ci si pone al compimento di qualcosa e che fa da contracanto alla gioia per il compimento. Il vuoto di desiderio può essere intrigante, ma noi siamo fatti per desiderare e, soprattutto, per percepire uno scarto tra ciò che desideriamo e ciò che abbiamo o che possiamo raggiungere): in un certo senso, parlando in termini un po' metafisici, il traguardo è più intrigante quando lo sentiamo irraggiungibile e fuori dalla nostra portata. In ogni caso, ogni traguardo della vita - compresi quelli sportivi - rappresenta sempre una transizione da uno stato dell'essere ad un altro.
Se un traguardo lo si vive così, lo si preserva dal diventare improvvisamente insignificante e depotenziato.
Sì, in un certo senso il traguardo è una "soglia" che - come tale - possiede delle potenzialità trasformative. Com'è noto, gli antichi Romani, attribuivano un significato particolare alle porte, in quanto esse rievocavano la "transizione", quella speciale condizione dell'essere in cui due mondi, due realtà separate (anche psichiche) sono in contatto una con l'altra, in cui il passato ed il futuro si congiungono nel presente (l'atto di attraversare la porta) e in cui ad entrambi si può guardare, semplicemente volgendo gli occhi da uno all'altro. Era tale l'importanza che essi davano alle soglie, che ad un dio ne attribuivano la custodia: si trattava di Giano bifronte, raffigurato con una doppia faccia. Spesso, le porte erano adornate con il volto doppio del dio e, del resto, l'etimologia stessa del termine latino per porta - ianua - vi si connette.
Se, mentre si raggiunge il traguardo agognato, si recupera il senso del viaggio percorso, non si perderà il valore della conquista; semmai, si otterrà la possibilità di rivalutare l'intero percorso compiuto, facendolo diventare pienezza di emozioni , di sensazioni e ricordi.
E' anche questo il senso della frase di papa Giovanni Paolo II che Giorgio - assieme ai ringraziamenti - ha messo in calce al suo commento-cronaca. nel quale compie esattamente questa operazione (di recupero e valorizzazione dei ricordi, delle emozioni, della sensazioni) e ce la fa vedere vividamente mentre accadono.
Gli ultimi 10 metri dei 202 km da lui percorsi alla Nove colli running contengono inscritto tutto il viaggio e tutta l'avventura, da lui sperimentata da quando aveva cominciato a contemplare la possibilità di affrontare questa ultramaratona così estrema, dai primi tentativi sino alla conquista del traguardo di Cesenatico in questa edizione.
Nel lunghissimo tempo soggettivo necessario per correre gli ultimi 10 metri di gara, Giorgio ci offre un'intensa carrellata in playback su tutto il percorso da lui fatto, inseguendo con determinazione e con passione la sua visione. [premessa di Maurizio Crispi]
"No, io non credo più alle fate blu!"
La mia Nove colli running
by Giorgio Garello
10 metri al traguardo!
Mi fermo!
Si ... mi sono proprio fermato.
Mario Castagnoli mi guarda,
mi incita, mi dice di percorrere ancora quei 10 metri.
Si... alzo lentamente un piede e lo sposto in avanti, lentamente.
Sposto il peso del mio corpo lungo i 26 cm del mio piede, lentamente.
Poi appoggio il tallone per terra e faccio rullare il piede, lentamente.
Nel mentre inizio ad alzare la gamba che e' rimasta indietro, lentamente.
Il passo non è più lungo di 70 cm. lentamente.
Sento la forza della terra che risale lungo le mie gambe.
Sento l'energia spesa che ritorna,
Sento il mio fiato felice, lentamente.
Sento il mio cuore battere, lentamente.
Sento le vene e le arterie gonfiarsi e pulsare lentamente.
Guardo la gente e chiudo gli occhi.
Questi devono essere i 10 metri più lunghi e lenti della mia vita.
Ho scelto di essere lì in quel momento,
in ogni istante di questa corsa.
Ho il dovere di essere presente e di fissare per sempre queste piccole cose, lentamente.
I passi per percorrere quei 10 metri sono la mia storia,
sono la storia di Michela che mi ha accompagnato,
che ha accettato le mie fatiche come se fossero le sue.
In quei 10 metri c'è tutta la mia Nove colli.
In quei 10 metri c'è la consapevolezza di non aver mai avuto un cedimento durante quelle ore di corsa.
In quei 10 metri c'è la gioia di aver preparato la mente a sopportare qualunque cosa avrebbe potuto accadere.
In quei 10 metri c'è la certezza di essere una persona felice e fortunata.
In quei 10 metri c'è la forza di volontà che ha fatto sembrare tutto così facile.
In quei 10 metri c'è quello che avevo scritto nel febbraio del 2006...
"No, io non credo più alle fate blu!"
Aprile 2005 (pensato e scritto prima di una qualsiasi gara a cui si tiene di più)
Con quale ostinazione e con quale ricerca della precisione ci si è preparati alla gita fuori porta. Mettere a frutto l’esperienza può non bastare, anche se dà un senso (urka!…) di superiorità. I consigli dati, servono a ripassare le scelte fatte in passato, ma poi alla fine sono solo parole di massima; ognuno deve fare per sé, e soprattutto si scopre come sia vera la storiella del “Muto che dice al sordo, quel cieco ci sta guardando!” Posso raccontarti un sacco di cose in cui io credo ma quante volte la richiesta d'un suggerimento s'è rivelata a conti fatti un’ulteriore dubbio, perché si sa, da cosa nasce cosa. Basta verificare quando si deve preparare la borsa per una trasferta, il mio rito è simile ad un trasloco gestito più dai sentimenti che dalla ragione. Due, se non tre paia di calze, anche quelle ormai fruste, usate in non so più quale allenamento che però erano andate ancora… bene; due, se non tre paia di calzoncini; due, se non tre tra canotte e magliette; e, d’inverno, il materiale tecnico antisudore, antivento, antipanico, tight e winter.Le scarpe, super-leggere, ultra super-leggere, ultra high mega-leggere… quando invece tutti i tecnici subordinano la scelta delle scarpe in base al tempo di rullata che fa la differenza solo per chi corre sotto i 3’15” – 3’20” a km. mentre per tutti gli altri… credetemi non sono 50 gr in meno che fanno guadagnare tanto quanti sono i danni realmente procurati ad articolazioni e muscoletti vari .Potrei raccogliere un notevole quantità di risultati dove i personali vengono raggiunti con scarpe più protettive soprattutto se le distanze si allungano, e mi viene da paragonare la scelta di una scarpa super-leggera con l’uso di una Ferrari. Nessuno di noi anche se guida tutti i giorni, anche facendo tanti km. non sarà mai in grado di sfruttare a pieno le qualità e le prestazioni reali di tale mezzo senza rischiare… di farsi del male (o di farlo a qualcun’altro). [nota 1]
Maggio 2005 (Faenza, il venerdì sera dopo cena e prima del Passatore 2005, l'ultimo che ho corso)
Siamo in albergo. Dico e scrivo “siamo” perché eravamo in 2. Un uomo che ha fatto della sua vita, dei suoi sentimenti, una professione. Ricordo di aver sentito dire (erano gli Indiani d’America o forse l’ho letto) che un bellissimo lupo scolpito nel legno era già nel legno! La mano che lo ha scolpito non ha fatto altro che tirarlo fuori, rendendolo visibile, perchè ogni oggetto informe alla vista distratta dei più ha in se un’anima. Ogni scultura, ogni disegno, ogni quadro esistono già ed è l’artista colui il quale toglie il di più che c’è tutto intorno. Sembra facile, e un giorno credo coglierò l’occasione di provarci anch’io. Quest’uomo, Claudio Diatto, che tanto in questi 2 anni m'ha insegnato sulla caparbietà nel voler raggiungere degli obiettivi e sulla serenità - magari apparente - nell’affrontare il quotidiano, quella sera in albergo è stato fantastico nel credere nelle sue ipotesi, nello smontare le sue ipotesi, nel ricostruire le sue ipotesi, nello smontarle di nuovo ancora una, due, tre volte sempre aggiungendo dubbi e certezze di volta in volta superiori per addivenire al risultato finale… “Cosa metto nella borsa che lascerò al passo della colla?” Ero oramai disteso sul letto, ascoltavo le sue dissertazioni su canotte antisudore e teorie sulle temperature medie della notte appenninica, tanto assorto dai suoi discorsi, tanto da tirarmi su e controllare cosa io avessi messo nel sacco. C’era tutto, ma avevo dimenticato un paio di cose.No, non me ne sono accorto subito ci sono volute 7 ore di corsa per scoprire che avevo dimenticato un po’ di umiltà e un pizzico di rispetto verso la distanza e verso il mio corpo.
Febbraio 2006 (Cuneo, non un giorno in particolare, ma un tempo che scorre...)
Allenamenti, km, fatica, palestra, allenamenti, km, salite, stanchezza, ripetute, palestra, freddo, neve, allenamenti, km, freddo, fatica … quante volte sono riuscito a correre sotto una nevicata quest’anno. E' piu’ difficile allacciarsi le scarpe a caldo in casa che il 5° minuto di corsa, ed è sempre più facile a mano a mano che i minuti passano. Essere guardato dalla gente che passa in macchina credendo di essere più furba pensando “chiel lì le propri en fulatun” inonda sempre di libertà i miei pensieri. Con un po’ di fantasia sembra di essere nel Klondike. La galaverna sui rami degli alberi e il timore che di lì a poco un lupo possa essere sulle tue tracce mentre tu segui i passi di un cucciolo selvatico entusiasma i ricordi dei libri di Jack London. Ci vuole così poco per lasciarsi trasportare dalla fantasia, si coprono distanze infinite con la fantasia. No, stasera non corro! Un pizzico di rispetto verso la distanza e verso il mio corpo.
La “Gara” è ancora molto lontana!
E’ importante non sprecare risorse!
E’ importante divertirsi nella fatica!
E’ importante avere un’ equilibrio interiore elevato! Ecco forse è questo il punto.
Sono una persona fortunata, la moglie accetta e condivide in silenzio questa passione, la salute nonostante i guai a cartilagini e tendini sembra accettabile, è quello che c’è dentro che non funziona bene come in passato. La profonda insoddisfazione per il mondo che mi circonda, il modo di pensare della maggior parte della gente, ottusa ed egoista di inutili futilità, sempre di corsa e frettolosa per arrivare prima; prima al supermercato, prima a parcheggiare, prima del tempo, prima del prima, che dopo un attimo è comunque dopo, e quindi a rincorrere il tempo che comunque scorre.
E’ necessario fermare ciò che gira tutto intorno.
E' necessario rallentare la velocità con cui si gira intorno alle cose.
I nostri vecchi ci hanno insegnato a pensare, a riflettere e il mondo andava avanti lo stesso.E’ già, il mio incedere, il mio correre è fermare tutto il resto. [vedi nota 2]
Maggio 2006 (il sogno di un uomo che affronta le sue paure...)
E’ Sabato. E’ mezzogiorno. Pronti via, i primi venti km scorrono abbastanza lentamente e siamo tutti insieme. Speravo persino si andasse più piano. Le gambe non girano come vorrei, forse la testa vorrebbe essere da un'altra parte o forse anche questa volta sto cercando la chiave per aprire la porta dei timori, della fatica. Sono silenzioso, non riesco a lasciarmi trasportare dall’euforia del momento. Sono concentrato. Devo frenare l’adrenalina, ci sarà il momento, ci saranno tanti momenti in cui né avrò bisogno.
Sono le 14.00, adesso si inizia davvero. Nuova partenza. Adesso il gruppo si sfalda quasi subito, c’è chi rallenta ulteriormente e chi invece fa la corsa in testa al gruppo.Adesso si rischia di stare soli, calma, pensieri positivi fanno la differenza. Passa il primo colle. Abbastanza bene la salita, brutte sensazioni in discesa e ne mancano ancora 8, no ne mancano solo 8!
La distanza non cambia, l’interpretazione si! Un conto è pensare quanto manca ancora all’arrivo, un conto è pensare che manca solo più la distanza per arrivare.
Ancora e solo, sembra il caso, la distanza è la stessa ma in queste due paroline c’è un senso molto più profondo di quanto possa sembrare. E’ quello che leggo in “ancora e solo” è il sale delle interminabili distanze che ho corso. Ci sono “ancora” dei km da fare e sei comunque “solo” nell’affrontarli.
Sono le 21.15 finalmente l’imbrunire avanza a grandi passi.Sono le 22.30 finalmente è buio, faccio fatica a pensare a quanti colli ho fatto e a quanti ne mancano, ma finalmente l’oscurità nasconde il mio volto e il mio passo.
Non incrociare più lo sguardo di alcuno amplifica ulteriormente quel senso di sfida con se stessi, quel senso di solitudine tanto cercato.
E’ l’ 01,47. C’è la luna piena e i silenziosi rumori della notte sono disturbati solo ogni tanto dal frastuono di qualche auto, altrimenti solo piccoli fruscii tra l’erba a bordo strada di qualche topolino di campagna.
Le stelle fanno compagnia, ma alzare lo sguardo mi fa venire il capo giro, si scorge anche il luminoso passaggio di un satellite, cosa rara tanti anni fa ma oggi più frequente di quanto si possa credere.
Sento il battito del cuore, lento, non affannato; sento le arterie gonfiarsi di vita ad ogni pulsazione; sento la presenza di Dio, e mi riprometto prima o poi di fare pace con Lui, anche perché sono io che mi sono allontanato.
Sento la gioia di vivere un’ esperienza unica, sento di essere piccolo piccolo.Sono le 04.00 da quante ore avanzo? Ma chi me lo ha fatto fare? porca galera ma è possibile che anche questa volta non sono stato capace di rinunciare?
Adesso sono qui stufo, stanco, cacchio!
Sono davvero stanco! Sembra impossibile mettere un passo davanti all’altro. L’odore del mio sudore mi dà fastidio, le maglie né sono impregnate. Se mi passo la mano sulle gambe mi resta appiccicosa. Ma dentro di me, lo so, c’è qualcosa che non mi fa rinunciare, un passo, un passo, un passo, ancora un passo, non importa la velocità, il ritmo, l’importante e spostare l’orizzonte.
Sono le 05.30. Bioritmi, alba, sveglia abituale, c’è grande energia. Le falcate ora sono vigorose, sembra di essere imbattibili, l’ennesima salita affrontata come fosse la seconda, bello carico anche se sembra non finire mai. Avrei voglia di nutella o di qualcosa di sfizioso, cappuccino e brioche quello veramente buono con la giusta quantità di schiuma e alla temperatura ideale per bere senza scottarsi.E i km passano e la fatica non è più misurabile.
Sono le 11.40 certo che scalda. Fratello Sole hai sostituito Sorella Luna, ti sei portato via l’umidità della notte, il freddo acuito dalla stanchezza, ma adesso non ti sembra di esagerare? Ti velassi un po’ con qualche nuvola faresti cosa gradita. Sembrano vaneggiamenti di uno disperso nel deserto, sono invece pensieri aiutano ad essere in sintonia con la natura che mi circonda:ciò non toglie che fa veramente caldo. L’acqua della borraccia è abbastanza calda e sgasata e pensare che quelli della gara in bici le buttano via le borracce, ma se non altro quando ti superano ti incitano, per assurdo mi viene voglia di battagliare in salita, ma i miei 8 km/h sono un po’ pochi, dovrei fare almeno i 9,5 km/h per dargli filo da torcere ma gli oltre 170 km nelle gambe e le tante salite e le tante discese si fanno sentire.
Sono le 13.05 l’arrivo si avvicina. Forse manca meno di una mezza maratona. Cosa vuoi che sia. E’ adesso che, porca miseria, mi emoziono, ho cercato di conservare l’adrenalina il più possibile ma qualche cedimento è necessario per tirare avanti. Mio padre, quando ero adolescente mi apostrofava come “superficiale” ed ora comprendo bene cosa intendeva! Nelle mie gambe c’è la sua volontà, che troppo presto se n’è andata. Nel mio cuore c’è il suo cuore espiantato e donato ad altri, nei suoi occhi le mie lacrime che spesso sgorgano alla fine di questi faticosi giocattoli.Come vorrei che non terminasse mai questa terribile emozione.
Febbraio 2006 (è preso un appuntamento!)
Farò il mio impossibile per arrivare in fondo alla NOVE COLLI.
Per riuscire nella vita bisogna perseverare nella fatica. E chi fa sport questo lo sa bene. Solo a prezzo di duri allenamenti si ottengono risultati (Giovanni Paolo II)
Post Scriptum
Qualcuno si è chiesto il perchè dell'enigmatica frase che fa da titolo e che Giorgio ha messo in calce alla prima parte del suo titolo. Sollecitato da tanta curiosità (e dalla mia personale la redazione di podisti.net glielo ha chiesto espressamente. ed ecco quello che ci ha risposto Giorgio.
"No, io non credo più alle fate blu" è un verso di una canzone dei Nomadi.
Il senso che io ci ho dato è che, solo con fatica e applicazione fisica e mentale, si ottengono risultati. Non c'è inganno e non c'è trucco.
E' solo da una profondissima conoscenza di se stessi, è solo dalla ricerca del proprio io liberato dagli egoismi e dalle paure che si puo trovare una condizione direi quasi "trascendentale" che aiuta ad affrontare situazioni difficili.
L'approccio zen con cui mi sono preparato ha fatto la differenza e questa condizione è quella su cui ho "lavorato" dal ritiro dell'anno prima dove avevo fatto fatica ad arrivare al 20° km.
Certo gli allenamenti sono importanti e aver corso negli ultimi 4 mesi oltre 2000 km. è servito eccome, ma - senza la mente - il corpo non avrebbe fatto un solo passo come l'anno prima.
Lontanissimo da me fare il superuomo, ma vi assicuro che non ho avuto un solo momento in cui io abbia dubitato di poter arrivare in fondo, riuscendo anche a spostare "più in là" la soglia di dolore ad un piede (che alla fine era diventato di un intenso colore viola...) e nei momenti sucessivi alla gara - chiuso tra me e me - poter riflettere e arrivare a pensare che compiere l'impresa sia stato persino facile.
La lucidità di questi momenti mi ha permesso di scegliere di non forzare per provare ad andare a prendere il "grande" Antonio Mammoli, così come avevo la consapevolezza che chiunque avesse provato a riprendermi avrebbe dovuto fare una cosa straordinaria.
A circa 4 km dalla fine la "Storia dell'Ultramaratona" - e mi riferisco a Lucio Bazzana - mi è arrivato a meno di 20" di distanza senza che me ne accorgessi, e lì parlando col mio corpo ho valutato che dovevo e volevo con tutto me stesso rispondere al suo attacco e ho percorso gli ultimi 3 km. (tranne quei fantastici ultimi 10 metri) in 15' 20", staccando Lucio di oltre 2'30".....
Grazie ancora per aver stimolato in me questa risposta e accettatela per quello che è.... una persona che si è guardata allo specchio ed ha sorriso.
Ringraziamenti
Il tempo passa e si può crescere e cambiare, basta avere voglia di mettersi in discussione.
Luca, grazie per le letture che mi hai permesso di fare,
Antonio, grazie per le cose che mi hai insegnato
... e sulle quali ci ho messo anche un pò "del mio".
Note
[1] - Sopratutto, è stato pensato prima di una trasferta di lavoro durante la quale avrei dovuto dare consigli ripetendo sempre le stesse cose. L'effetto quasi pessimista del pezzo è intimo, perchè poi nell'ambiente corsa, parlare con podisti dalle prestazioni ottime oppure "scadenti" facendoli sentire importanti a raccontare le loro prove e tempi è estremamente gratificante per loro... Si sentono persone con una storia e non clienti che devono per forza comprare la scarpa di cui parlo... Questo è il mio "valore aggiunto" che ho portato nella ditta per cui lavoro e che per qualche stupefacente magia mi è stato riconosciuto... almeno sino ad oggi.
[2] - L'inverno è stato lungo e avrei voluto che iniziasse a fare bello. 3/4 mesi correndo la sera dopo le 19,00 quasi sempre sotto lo zero non fanno piacere, salvo quando nevica, cosa che dà emozioni uniche. Gli allenamenti più lunghi al sabato e alla domenica sempre sotto zero... Certo che chi abita in Liguria, Toscana, Sicilia forse sta un pò più al caldo ma "...solo al prezzo di duri allenamenti si ottengono risultati". Oggi, posso dire che già lì era iniziato il "viaggio", la ricerca di se stessi, il coraggio di testimoniare ciò che penso. Era invece ancora lontano il sentimento di partecipare solo alle cose a cui tenevo davvero e non a quelle dove gli amici, per amicizia, voglionio coinvolgerti.
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